Miele e polline: tutto quello che le api ricavano dal loro cibo
Le api si nutrono di due soli alimenti: miele e polline. Sembra poco, eppure da queste due fonti ricavano tutto il necessario per vivere, crescere, riprodursi e difendersi dalle malattie. Capire cosa contengono — e quando possono non bastare — è il primo passo per gestire correttamente la nutrizione dei nostri alveari.
Il miele: la fonte di energia dell’alveare
Il miele nasce dal nettare. Le piante a impollinazione entomofila — quelle che si sono co-adattati con le api nel corso di migliaia di anni — producono nettare nei loro nettari: una soluzione ricca di acqua e zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), con piccole quantità di disaccaridi, fitosteroli e composti fenolici come flavonoidi e acidi fenolici.
Le api bottinatrici raccolgono il nettare, lo mescolano con i propri enzimi salivari e lo trasferiscono di cella in cella nel favo, ventilandolo fino a ridurre il contenuto di umidità a circa il 18%. Gli enzimi convertono i disaccaridi in monosaccaridi e il glucosio in acido gluconico, acidificando e stabilizzando il prodotto. Il risultato è il miele che conosciamo.
Composizione media del miele (valori in g/100g)
| Componente | Miele di fiori | Miele di melata |
|---|---|---|
| Acqua | 17,2 | 16,3 |
| Fruttosio | 38,2 | 31,8 |
| Glucosio | 31,3 | 26,1 |
| Saccarosio | 0,7 | 0,5 |
| Altri disaccaridi | 5,0 | 4,0 |
| Melezitosio | <0,1 | 4,0 |
| Altri oligosaccaridi | 3,6 | 13,1 |
| Zuccheri totali | 79,7 | 80,5 |
| Minerali | 0,2 | 0,9 |
| Aminoacidi e proteine | 0,3 | 0,6 |
| Acidi | 0,5 | 1,1 |
| pH | 3,9 | 5,2 |
Come si vede dalla tabella, il miele è essenzialmente una fonte di energia: quasi l’80% del suo peso è costituito da zuccheri. Le api li metabolizzano per produrre l’energia necessaria ai movimenti muscolari, al volo e — all’interno dell’alveare — al mantenimento della temperatura del nido di covata (35 ± 2°C) e alla soglia minima di attività delle api stesse (superiore a 12°C).
Ma il ruolo degli zuccheri non si ferma qui. Dal loro metabolismo le api producono frammenti molecolari che danno origine ai grassi, immagazzinati nel tessuto adiposo sotto il quinto segmento addominale dorsale. Questi grassi rappresentano una riserva fondamentale nei periodi di scarsità, e sono utilizzati anche per la produzione di cera, per la formazione delle lunghe catene di chitina dell’esoscheletro e come componenti di molecole complesse come le glicoproteine delle membrane cellulari.
Nei periodi di allevamento della covata, il miele rappresenta circa l’80% degli apporti nutrizionali dell’alveare (il polline copre il restante 20%). Quando non c’è covata, le proporzioni si spostano a 90% miele e 10% polline.
Attenzione all’HMF: il miele ha una data di scadenza anche per le api
L’HMF (idrossimetilfurfurale) è un indicatore della freschezza del miele e può risultare tossico per le api. Si forma dalla disidratazione degli zuccheri, principalmente il fruttosio, e nel miele aumenta naturalmente a un ritmo di circa 1,7 mg/kg al mese — di più se il miele è molto acido o conservato a temperature elevate.
Le soglie di tossicità per le api sono ancora dibattute (si va da 250 a 8.000 mg/kg secondo i vari studi), ma il messaggio pratico è chiaro: il miele conservato troppo a lungo può non essere più adatto come alimento per le api. Lo stesso vale per gli sciroppi zuccherini, dove l’HMF va tenuto sotto controllo.
Il polline: proteine, grassi e molto altro
Se il miele è il “carburante” dell’alveare, il polline ne è il “materiale da costruzione”. Si forma nelle antere dei fiori: è una cellula che contiene il nucleo riproduttivo maschile della pianta e le sostanze di riserva che gli permettono di viaggiare e fecondare gli ovuli.
I peli delle api si caricano elettrostaticamente durante il volo: quando raggiungono i fiori, il polline vi aderisce. Le api lo trasferiscono al terzo paio di zampe (nelle corbicole) e lo trasportano all’alveare. Lì viene depositato nelle celle vicino alla covata, compattato per eliminare l’aria e mescolato con secrezioni salivari, nettare e ceppi batterici del microbiota dell’ape.
Il polline è l’unica fonte di grassi nella dieta delle api, e fornisce anche la maggior parte delle proteine, degli aminoacidi, dei minerali e delle vitamine di cui hanno bisogno.
Composizione del polline secco e del pane d’api
| Componente | Polline | Pane d’api |
|---|---|---|
| Carboidrati | 13-55% | 24-35% |
| Proteine | 10-40% | 14-23% |
| Lipidi | 1-13% | 2-14% |
| Fibre | 14-31% | 3-20% |
| Vitamine | 0,02-0,7% | 0,4-3% |
| Flavonoidi | 0,2-3,2% | n.d. |
| Acido lattico | 0,6% | 3% |
| pH | 4-6,3 | 3,8-4,2 |
Il pane d’api: quando il polline diventa super-alimento
Il polline così come arriva all’alveare non è ancora pronto per il consumo ottimale. Le api lo sottopongono a un processo di trasformazione che lo rende più digeribile, più nutriente e conservabile per diversi mesi. Questo prodotto finale si chiama “pane d’api” (bee bread) ed è il vero alimento proteico dell’alveare.
Ecco come avviene la trasformazione:
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1
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Deposito — Il polline viene depositato nelle celle vicino alla covata |
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2
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Compattazione — Viene compattato per eliminare l’aria |
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3
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Miscelazione — Viene mescolato con secrezioni salivari, nettare e batteri del microbiota |
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4
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Fermentazione lattica — Una fermentazione prevalentemente anaerobica acidifica il prodotto e lo conserva |
Confrontando le due colonne della tabella qui sopra, si nota che il pane d’api è significativamente diverso dal polline fresco: il pH scende a 3,8-4,2 (rispetto a 4-6,3 del polline), il contenuto di acido lattico sale dal 0,6% al 3%, e il contenuto di vitamine aumenta notevolmente (0,4-3% contro 0,02-0,7%). La fermentazione lattica rende i nutrienti più biodisponibili e il prodotto conservabile per mesi.
Un dato importante: le api preferiscono consumare polline conservato di recente, tra i 3 e i 10 giorni dalla deposizione. Il pane d’api più vecchio viene comunque utilizzato, ma le api lo scelgono come seconda opzione.
Non tutto il polline è uguale
Ogni pianta produce polline con una composizione diversa. Il contenuto proteico può variare enormemente: dal 12% del senecio al 35% della viperina (Echium). Le api preferiscono generalmente il polline delle piante entomofile perché più ricco di nutrienti, ma se queste scarseggiano raccolgono anche polline di piante con composizione nutrizionale più povera.
Studi recenti indicano che le api non scelgono il polline solo in base al contenuto proteico, ma consumano una varietà di pollini per coprire il fabbisogno sia di proteine che di grassi della colonia. Ecco perché la diversità delle fioriture è tanto importante quanto la loro abbondanza.
Clima mediterraneo e disponibilità di polline
Nei climi mediterranei come quello italiano, il polline è più abbondante in primavera e autunno, e più scarso in estate. Questa stagionalità garantisce generalmente una buona copertura nutrizionale nelle fasi di crescita della colonia, ma l’estate può rappresentare un periodo critico in cui valutare l’integrazione.
Miele e polline nella vita quotidiana dell’alveare
Riassumiamo: il miele fornisce l’energia (zuccheri) per il volo, la termoregolazione, la produzione di cera e la formazione delle riserve di grasso. Il polline fornisce tutto il resto: proteine per la costruzione dei tessuti (muscoli, ghiandole, esoscheletro), aminoacidi per la produzione di peptidi antimicrobici del sistema immunitario, grassi essenziali (omega-3 e omega-6), vitamine del gruppo B per lo sviluppo della covata e minerali (potassio, fosforo, calcio, magnesio, ferro, zinco).
Le api bottinatrici raccolgono nettare, polline, acqua e resina (per la produzione di propoli) in base alle necessità della colonia. Alcune raccolgono solo nettare, altre solo polline, altre entrambi. La raccolta di polline dipende in particolare dalla quantità di covata giovane: la covata produce un feromone che stimola questo comportamento nelle bottinatrici.
Quando una di queste fonti viene a mancare — per siccità, gelate tardive, riduzione delle fioriture o fioriture poco diversificate — l’intero equilibrio dell’alveare si compromette. Ed è qui che l’apicoltore deve saper intervenire.
Quando la natura non basta, l’integrazione fa la differenza
Se le fioriture del tuo apiario non sono sufficienti o se il polline disponibile è poco diversificato, integrare con canditi proteici e alimenti complementari è la scelta più responsabile che puoi fare per i tuoi alveari. Non stai “sostituendo” la natura: stai colmando una carenza temporanea che altrimenti indebolirebbe le tue colonie.
I dati presenti in questo articolo sono tratti dalla “Nutrition Guide for Honey Bees” pubblicata da Véto-pharma in collaborazione con Pajuelo Consultores. Per approfondimenti: veto-pharma.com