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Apivar e Apitraz contengono entrambi amitraz: alternarli è davvero una rotazione?

Published By on 25 Agosto 2026 Categories: Blog Varroa

Due medicinali veterinari distinti, la stessa molecola. Cosa prevedono i foglietti illustrativi italiani, cosa mostrano gli studi più recenti e perché le due strisce non si usano allo stesso modo.

Sul bancone del magazzino ci sono due buste. Una dice Apivar, l’altra Apitraz. Aziende diverse, confezioni diverse, strisce che al tatto non si somigliano nemmeno. L’anno scorso hai usato la prima, quest’anno hai comprato la seconda, seguendo un principio che ogni apicoltore ha sentito ripetere decine di volte: non usare sempre la stessa cosa.

È un principio corretto. Ma vale la pena fermarsi su una domanda che raramente ci si pone davanti a quelle due buste: quando passo dall’una all’altra, cosa sto cambiando davvero? L’azienda, la forma della striscia, il prezzo — oppure la sostanza che la varroa incontrerà dentro l’alveare?

La risposta è scritta su entrambi i foglietti illustrativi e non richiede interpretazioni. Quello che richiede qualche riga in più è capire che conseguenze abbia sulla gestione delle resistenze — e perché, paradossalmente, i due prodotti differiscono proprio dove molti apicoltori li trattano come intercambiabili.

In breve

  • Apivar e Apitraz contengono entrambi amitraz, 500 mg per striscia, con lo stesso codice terapeutico veterinario.
  • Non sono lo stesso medicinale: hanno autorizzazioni, titolari, formulazioni, durate e modalità d’impiego differenti.
  • Le differenze autorizzate riguardano soprattutto durata del trattamento e posizionamento delle strisce in arnia.
  • Per l’acaro, però, il principio attivo è lo stesso: cambiare marchio non equivale a cambiare principio attivo.
  • La resistenza all’amitraz è documentata in alcune popolazioni di varroa nel mondo, con distribuzione disomogenea: non significa che l’amitraz abbia perso efficacia ovunque.

Perché ne parliamo adesso

Le Linee guida per il controllo dell’infestazione da Varroa destructor del Ministero della Salute, versione 2025 redatta con il Centro di referenza nazionale per l’apicoltura dell’IZS delle Venezie, collocano sia Apivar sia Apitraz nel trattamento autunnale, non fra quelli estivi.

Per Apivar l’indicazione di periodo è “alla fine del periodo estivo dopo la smielatura”, con trattamento simultaneo di tutte le colonie dell’apiario. Per Apitraz il criterio è formulato diversamente ma converge: il prodotto va usato quando la covata è bassa e le api sono ancora attive, prima che formino il glomere. Il momento esatto varia da zona climatica a zona climatica.

Per entrambi, le stesse Linee guida riportano la medesima nota: trattare in assenza di melario, efficacia in assenza di covata.

La scelta del prodotto e quella del momento, insomma, non sono decisioni separate. E in molte aree del centro-sud, dove la covata resta più estesa e prolungata, il calendario conta almeno quanto l’etichetta sulla busta.

Apivar e Apitraz: cosa dicono i documenti ufficiali

Partiamo da ciò che è verificabile senza margini di interpretazione: i documenti autorizzativi.

Entrambi i prodotti contengono 500 mg di amitraz per striscia. Entrambi sono classificati come “striscia per alveare”. Entrambi hanno lo stesso codice ATCvet, QP53AD01 — il codice che identifica la categoria terapeutica veterinaria. La sua coincidenza non è un dettaglio burocratico: è il riconoscimento formale che si tratta della stessa cosa dal punto di vista farmacologico.

Coincidono anche altri elementi. In Italia il tempo di attesa sul miele è di zero giorni per entrambi, e il limite massimo di residui per l’amitraz è fissato a 200 ppb dal Regolamento (UE) 37/2010. Entrambi riportano la stessa controindicazione formale — non usare in caso di resistenza riconosciuta all’amitraz — e le stesse interazioni: la tossicità dell’amitraz aumenta in presenza di sali di rame, mentre la sua attività terapeutica si riduce con il piperonil butossido.

I dati regolatori di Apitraz sono consultabili nella banca dati europea dei medicinali veterinari; quelli di Apivar nel riassunto delle caratteristiche del prodotto e nel foglietto illustrativo allegato alla confezione.

Come agisce l’amitraz sull’acaro

L’amitraz appartiene alla famiglia delle formamidine. Il suo bersaglio è un recettore del sistema nervoso dell’acaro, il recettore octopaminergico β2 (Octβ2R).

Detto semplicemente: l’octopamina è per l’acaro un messaggero nervoso, un po’ come l’adrenalina negli animali superiori. L’amitraz la imita e si lega al suo recettore, bloccandone la funzione. Il risultato, come descritto nella revisione sistematica pubblicata su Insects nel 2025 dal Centro di referenza nazionale per l’apicoltura, è iperattività, movimento scomposto delle zampe, distacco dall’ospite e inibizione della riproduzione.

Un dettaglio utile: l’azione è in larga parte subletale. L’acaro non muore per effetto diretto della sostanza, ma perché paralizzato non riesce più a muoversi né a nutrirsi. È uno dei motivi per cui, nei test di laboratorio, i tempi di lettura scelti dai ricercatori cambiano molto il numero finale — un punto a cui torneremo.

Alternare Apivar e Apitraz è una vera rotazione?

Qui sta il nodo dell’articolo, ed è utile affrontarlo per gradi, perché ogni passaggio ha uno statuto diverso.

Prodotto commerciale. Apivar e Apitraz sono due medicinali veterinari distinti, con autorizzazioni all’immissione in commercio separate, titolari diversi e foglietti illustrativi che non si somigliano. Su questo piano sono, a tutti gli effetti, prodotti diversi.

Formulazione. Anche qui le differenze sono reali: la striscia di Apitraz pesa 27,6 g, quella di Apivar 15 g, a parità di 500 mg di amitraz. Le matrici sono composte diversamente.

Principio attivo. Identico. Amitraz, 500 mg per striscia, stesso codice ATCvet.

Classe e meccanismo. Identici. Formamidina, recettore Octβ2R.

Pressione selettiva. Qui il ragionamento passa dal documentato al deducibile, e va detto con precisione. Che il trattamento con amitraz selezioni gli acari resistenti è stato misurato sperimentalmente — ma solo per Apivar, come vediamo nel prossimo paragrafo. Nessuno studio ha misurato la stessa cosa su Apitraz. Estendere il risultato è una deduzione fondata — stessa molecola, stessa concentrazione, stesso bersaglio, nessuna ragione nota per aspettarsi una reazione diversa dell’acaro — ma resta una deduzione, non un dato.

Cambiare marchio ≠ cambiare principio attivo

Apivar → amitraz
Apitraz → amitraz

Il criterio con cui si costruisce una strategia contro le resistenze non è il nome sulla confezione, ma la sostanza attiva e il bersaglio su cui agisce. Due prodotti diversi che veicolano la stessa molecola espongono la popolazione di varroa alla stessa pressione di selezione. Le Linee guida ministeriali indicano l’alternanza dei principi attivi come criterio per limitare il rischio di farmacoresistenza: alternare Apivar e Apitraz non soddisfa quel criterio.

Se questo ragionamento vi suona familiare, è perché lo abbiamo già applicato a un’altra coppia di prodotti nell’articolo Apistan e Apiguard contro la varroa: come utilizzarli correttamente in una strategia di rotazione.

Cosa succede alla varroa mentre il trattamento è in corso

Nel marzo 2026 Scientific Reports ha pubblicato uno studio di Tokach e colleghi che aiuta a capire cosa accade alla popolazione di acari durante un trattamento: non solo quanti ne cadono, ma quali restano.

Il lavoro è stato condotto in Alabama, Stati Uniti, su 75 colonie divise in cinque gruppi da quindici: un controllo non trattato, un gruppo Apivar, uno con acido formico, uno con β-acidi del luppolo, uno con acido ossalico sublimato. I trattamenti sono partiti a fine settembre 2023; le colonie sono state controllate dopo 63 e 133 giorni. In tutto sono stati analizzati geneticamente 1.757 acari, cercando una variante chiamata Y215H.

Cosa significa? È una piccola variazione nel gene che produce il recettore Octβ2R: in un punto della proteina un amminoacido è sostituito da un altro. Il recettore che ne risulta è leggermente diverso, e l’amitraz fa più fatica ad agirvi. Questa variante è associata a una maggiore sopravvivenza degli acari al trattamento.

Il dato principale: nel gruppo Apivar, la quota di acari portatori della variante in doppia copia è passata da circa il 39% prima del trattamento a circa il 71% dopo 63 giorni. Negli altri quattro gruppi non è cambiata in modo significativo. Dopo lo svernamento, a 133 giorni, era tornata attorno al 47%.

Gli autori interpretano il dato così: il trattamento con amitraz seleziona gli individui portatori della variante, e non emerge resistenza crociata fra amitraz e gli altri principi attivi testati.

Cosa dice — e cosa non dice — questo studio

È stato condotto in un solo sito, in una sola stagione, negli Stati Uniti, con il dosaggio dell’etichetta statunitense — quattro strisce per colonia su doppio nido, diverso da quello autorizzato in Italia. È stato testato solo Apivar, non Apitraz. L’aumento osservato è rientrato dopo l’inverno. Il risultato non permette di stimare il livello di resistenza negli apiari italiani, né di prevedere cosa accadrebbe in condizioni diverse.

Dove i due prodotti differiscono davvero: le istruzioni d’uso

Se sul piano della sostanza i due prodotti coincidono, sul piano operativo non sono affatto intercambiabili. È probabilmente l’informazione più immediatamente utile di questo articolo.

La tabella confronta solo elementi verificati sui documenti autorizzativi vigenti in Italia. Non è una classifica: non compare alcun confronto di efficacia, per una ragione che vediamo subito dopo.

Elemento Apivar Apitraz
Principio attivo Amitraz Amitraz
Contenuto per striscia 500 mg 500 mg
Codice ATCvet QP53AD01 QP53AD01
Peso della striscia 15 g 27,6 g
Strisce per alveare 2 2
Durata autorizzata
(autorizzazione italiana)
Almeno 42 giorni, rimozione entro un massimo di 56. Se le strisce vengono spostate, si riposizionano prolungando il trattamento di 14 giorni 6 settimane, durata fissa
Posizionamento Fra due telaini nella camera di covata o fra gruppi di api, distanza minima due telaini fra le strisce Fra due favi di scorte di miele. Dadant: fra 3°-4° e 7°-8° favo. Layens: fra 5°-6° e 9°-10° favo
Taglio delle strisce Non previsto Esplicitamente sconsigliato dal foglietto
Riutilizzo Non riutilizzare Non riutilizzare
Miele e tempo di attesa Zero giorni; non trattare in presenza di melario Zero giorni; non raccogliere miele durante le 6 settimane di trattamento
Trattamento dell’apiario Simultaneo su tutte le colonie Simultaneo su tutte le colonie
Controindicazione Non usare in caso di resistenza riconosciuta all’amitraz Non usare in caso di resistenza riconosciuta all’amitraz

Fonti: riassunti delle caratteristiche del prodotto di Apivar e Apitraz; banca dati europea dei medicinali veterinari; Linee guida ministeriali 2025. Le condizioni autorizzate possono differire fra Stati membri anche per lo stesso marchio: i dati riportati sono quelli dell’autorizzazione italiana.

Guardate la tabella dall’alto verso il basso: le prime righe sono identiche, quelle centrali no. È il rovescio di quello che si tende a dare per scontato. I due prodotti coincidono dove molti li credono diversi — la sostanza — e differiscono dove molti li credono uguali — le istruzioni.

Chi passa da un prodotto all’altro e continua ad appendere le strisce dove le appendeva prima, o a segnare sul registro la stessa data di rimozione, non sta cambiando trattamento: sta cambiando protocollo senza accorgersene.

Perché lo stesso prodotto rende diversamente da un alveare all’altro

Prima di parlare di resistenza serve un passaggio intermedio, altrimenti si arriva troppo in fretta a una conclusione sbagliata.

Nello studio pubblicato su PLoS ONE nel 2020 da Rinkevich, condotto in apiari commerciali statunitensi con lunga storia di uso di amitraz, l’efficacia misurata di Apivar variava da oltre il 97% a valori inferiori all’80%. Il dato più istruttivo è però un altro: in uno degli apiari esaminati l’efficacia media era del 68%, ma fra le singole colonie oscillava dal 28% al 97%.

Stesso prodotto, stesso apicoltore, stesso giorno, arnie a pochi metri di distanza. Risultati incompatibili.

La revisione sistematica dell’IZS delle Venezie aggiunge prospettiva. Analizzando 74 studi mondiali sull’amitraz, gli autori segnalano quanto le metodologie siano eterogenee: temperature di prova da 22 a 35 °C, umidità dallo 0 al 90%, tempi di esposizione da un’ora a due giorni, definizioni diverse di “acaro morto”. Nella sintesi divulgativa che l’IZSVe ha pubblicato sul proprio studio si segnala che solo il 31,7% dei test di laboratorio esaminati ha raggiunto un’efficacia superiore al 95%, valore considerato ottimale.

Vale una regola che va oltre questo articolo: una percentuale di efficacia non è una proprietà del farmaco, è il risultato di un contesto. Compreso il contesto dei numeri che state leggendo qui.

Apivar e Apitraz a confronto: cosa dicono i dati disponibili

A questo punto la domanda arriva spontanea: fra i due, quale funziona meglio?

La risposta onesta è che non esiste un trial di campo pubblicato che li abbia messi a confronto. Per due prodotti fra i più usati al mondo, è un vuoto notevole.

Esiste un dato comparativo di laboratorio. Nel monitoraggio su larga scala pubblicato su Insects nel 2021 da Hernández-Rodríguez e colleghi, condotto nella Comunitat Valenciana, sono stati raccolti 90 campioni di varroa fra aprile e luglio 2018 e altri 82 fra novembre 2018 e luglio 2019, prelevando gli acari da favi di covata opercolata.

Nella stagione 2019 gli autori hanno osservato, in quelle condizioni di laboratorio, una mortalità media dell’81% (± 8) con Apitraz e del 79% (± 7) con Apivar: differenza non statisticamente significativa. Nel 2018 Apitraz era stato confrontato con un terzo prodotto ad amitraz, con esito analogo — 74% contro 79%.

Due limiti da tenere presenti: sono saggi di laboratorio su acari prelevati in campo, non prove di efficacia terapeutica in alveare, e il confronto diretto fra Apivar e Apitraz riguarda una sola stagione. È ciò che abbiamo, e dice che non esiste un vincitore documentato.

Una precisazione, per non semplificare troppo. Confrontando in campo prodotti ad amitraz con formulazioni diverse, è stato documentato che la formulazione può modificare la velocità con cui gli acari cadono, anche a parità di efficacia complessiva. Per la coppia Apivar–Apitraz questo aspetto non è mai stato studiato: condividere la molecola non autorizza a dare per scontato che i due prodotti si comportino in modo identico nel tempo.

Cosa sappiamo sulla resistenza all’amitraz — e cosa non sappiamo dell’Italia

La resistenza della varroa all’amitraz esiste ed è documentata. Non è una voce di campo né un allarme costruito.

La revisione sistematica di Bertola e Mutinelli, pubblicata su Insects nel 2025 dal Centro di referenza nazionale per l’apicoltura, ha analizzato 74 studi sulla letteratura mondiale disponibile fino al gennaio 2025. Il quadro merita di essere raccontato con precisione, perché è più sfumato di come circola spesso.

Primo: per molti anni l’amitraz non aveva mostrato segni di resistenza nella maggior parte dei Paesi, il che suggerisce una pressione di selezione inferiore rispetto ad altri acaricidi. La situazione oggi è cambiata, ma quel punto di partenza spiega perché l’amitraz sia diventato così centrale.

Secondo: la resistenza è stata documentata in diversi Paesi — fra gli altri Stati Uniti, Francia, Spagna, Canada, Corea del Sud e Turchia — con varianti genetiche differenti da area ad area. Non esiste un unico marcatore valido ovunque, e i meccanismi sono tuttora oggetto di studio.

Terzo, ed è forse l’aspetto più utile per chi gestisce un apiario: la revisione descrive la resistenza come distribuita a “isole” o “chiazze”. Ogni colonia può comportarsi come una popolazione a sé all’interno dello stesso apiario, invece di seguire un andamento uniforme sul territorio.

Quarto: nella revisione del centro di referenza italiano, aggiornata al gennaio 2025, non risultano dati pubblicati sulla resistenza all’amitraz in popolazioni italiane di Varroa destructor. Non è una rassicurazione e non è un allarme: è un vuoto informativo. Il fenomeno non è stato misurato, e gli stessi autori raccomandano programmi nazionali di monitoraggio.

Da non confondere. La resistenza documentata in alcune popolazioni non equivale a dire che “l’amitraz non funziona più”, né che Apivar o Apitraz abbiano smesso di essere efficaci. L’amitraz resta un principio attivo autorizzato ed efficace nelle condizioni previste dai rispettivi foglietti illustrativi. Ciò che è documentato è che la resistenza esiste, che è localizzata e variabile, e che l’uso ripetuto della stessa molecola ne favorisce la selezione.

Perché “l’amitraz non funziona” è una conclusione troppo rapida

Quando un trattamento rende meno del previsto, la resistenza è una delle spiegazioni possibili. Non è l’unica, e non è nemmeno la prima da considerare.

Fra gli elementi documentati che possono influenzare l’esito:

  • La presenza di covata. Le Linee guida 2025 indicano “efficacia in assenza di covata” per entrambi i prodotti: gli acari protetti dalle celle opercolate sono meno esposti all’acaricida.
  • Durata e posizionamento non rispettati. Sono i parametri che differiscono fra i due prodotti — e che si confondono più facilmente cambiando marchio.
  • Strisce spostate all’interno dell’alveare. È un’evenienza riconosciuta dal foglietto di Apivar, che prevede di riposizionarle prolungando il trattamento di 14 giorni.
  • La reinfestazione. Le Linee guida dedicano un capitolo al coordinamento territoriale, raccomandando trattamenti simultanei almeno su aree omogenee, soprattutto prima dell’invernamento.
  • Il livello di infestazione di partenza. In presenza di covata l’infestazione raddoppia approssimativamente ogni mese: intervenire tardi significa partire da una popolazione molto più alta.
  • Le condizioni ambientali, che secondo la revisione IZSVe incidono pesantemente anche sugli esiti dei test di laboratorio.

Confermare una resistenza, secondo la revisione IZSVe, richiede saggi tossicologici, test biochimici o analisi genetiche su acari raccolti in apiario. Non è qualcosa che si deduce da una stagione andata male.

Cosa significa nella pratica

Nessuna prescrizione: solo criteri di lettura che discendono da quanto visto finora.

Contare l’alternanza sui principi attivi, non sui marchi. Se in due stagioni consecutive si usano Apivar e Apitraz, si è usato l’amitraz due volte. Le Linee guida ministeriali indicano l’alternanza dei principi attivi come criterio per limitare il rischio di farmacoresistenza, e la revisione IZSVe raccomanda a sua volta di promuoverla.

Leggere il foglietto del prodotto che si ha in mano, non quello che si ricorda dall’anno precedente. Durata e posizionamento non coincidono, e da lì dipende buona parte dell’esito.

Monitorare prima e dopo. Senza un dato di infestazione a monte e uno a valle non si distingue un trattamento riuscito da uno mediocre, né una reinfestazione da un problema di efficacia.

Rispettare le condizioni di base ricordate dalle Linee guida: assenza di melario, covata assente o ridotta, trattamento simultaneo su tutte le colonie e, dove possibile, coordinamento con gli apicoltori vicini.

Avvertenza

Questo articolo ha finalità esclusivamente divulgative. I risultati degli studi qui descritti non modificano in alcun modo le condizioni autorizzate di impiego dei medicinali veterinari. Per indicazioni, dosaggio, modalità di somministrazione, durata del trattamento, controindicazioni, tempi di attesa e avvertenze fare sempre riferimento al riassunto delle caratteristiche del prodotto e al foglietto illustrativo vigente del medicinale effettivamente utilizzato e, quando previsto, al parere del medico veterinario. Le prove sperimentali citate non devono essere interpretate come autorizzazione a usi, dosaggi o combinazioni non previsti.

In conclusione

Apivar e Apitraz sono due medicinali veterinari diversi. Hanno autorizzazioni distinte, formulazioni distinte, strisce che pesano quasi il doppio l’una dell’altra e istruzioni d’uso che non coincidono su due punti tutt’altro che secondari: la durata e il posizionamento. Non sono lo stesso prodotto, e trattarli come intercambiabili è un errore.

Ma la varroa non legge le confezioni. Incontra amitraz in un caso e amitraz nell’altro, e il recettore su cui la molecola agisce è lo stesso. Alternare i due prodotti significa cambiare medicinale, non cambiare principio attivo — e, rispetto alla pressione di selezione sulla popolazione di acari, non soddisfa il criterio di alternanza indicato dalle linee guida.

Resta il paradosso da cui siamo partiti, che è anche la cosa più utile da portare a casa: chi passa da un prodotto all’altro convinto di cambiare trattamento rischia di non cambiare nulla dove conterebbe, e di cambiare protocollo proprio dove non dovrebbe.

Fonti e approfondimenti

Documentazione ufficiale

  • Ministero della Salute – Centro di referenza nazionale per l’apicoltura, IZS delle Venezie, Linee guida per il controllo dell’infestazione da Varroa destructor – 2025, nota n. 2667 dell’11/03/2025. Documento in PDF
  • Union Product Database (Agenzia Europea per i Medicinali / Ministero della Salute), Apitraz 500 mg strisce per alveari per api – scheda prodotto e documentazione autorizzativa. medicines.health.europa.eu
  • Riassunto delle caratteristiche del prodotto e foglietto illustrativo – APIVAR 500 mg amitraz strisce per alveare per api. Fare riferimento alla versione vigente allegata alla confezione o disponibile sulla banca dati europea dei medicinali veterinari.

Letteratura scientifica

  • Bertola M., Mutinelli F. (2025). Sensitivity and Resistance of Parasitic Mites (Varroa destructor, Tropilaelaps spp. and Acarapis woodi) Against Amitraz and Amitraz-Based Product Treatment: A Systematic Review. Insects 16(3):234. DOI: 10.3390/insects16030234. Testo completo
  • Hernández-Rodríguez C.S., Marín Ó., Calatayud F., Mahiques M.J., Mompó A., Segura I., Simó E., González-Cabrera J. (2021). Large-Scale Monitoring of Resistance to Coumaphos, Amitraz, and Pyrethroids in Varroa destructor. Insects 12(1):27. DOI: 10.3390/insects12010027. Testo completo
  • Rinkevich F.D. (2020). Detection of amitraz resistance and reduced treatment efficacy in the Varroa Mite, Varroa destructor, within commercial beekeeping operations. PLoS ONE 15(1):e0227264. DOI: 10.1371/journal.pone.0227264. Testo completo
  • Tokach R., Rinkevich F.D., Aurell D., Egnew N., Cargo K., Williams G.R. (2026). Evaluation of late-season Varroa destructor treatments and their impact on amitraz resistant mite populations. Scientific Reports 16:14778. DOI: 10.1038/s41598-026-44796-8. Testo completo
  • Almecija G., Poirot B., Mielgo P., Watkins M., Suppo C. (2024). Influence of Amitraz-Based Product Characteristics on Varroa Mite Population Control. Parasitologia 4(1):71–81. DOI: 10.3390/parasitologia4010006. Testo completo (studio finanziato da Vita Bee Health Europe, produttore di uno dei due medicinali confrontati nello studio)
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