Microbiota intestinale delle api: l’alleato nascosto della tua colonia
Dentro ogni ape adulta sana vive una comunità di batteri che aiuta a digerire, a difendersi dai patogeni e a gestire sostanze difficili da smaltire. È il microbiota intestinale delle api, e la dieta è uno dei fattori che lo alterano.
In breve
- Il microbiota intestinale delle api è fatto da pochi gruppi di batteri, presenti in tutte le api adulte sane e passati da un’ape all’altra con la trofallassi.
- Lavora su digestione, difese immunitarie, vitamine, detossificazione e protezione dai patogeni.
- Con lo stress nutrizionale si altera e l’ape diventa più vulnerabile. In laboratorio, con polline povero, i geni dell’immunità si attivano meno e Nosema ceranae si moltiplica di più.
- I probiotici sono una strada di ricerca promettente, non ancora una soluzione per l’apiario.
Cos’è il microbiota intestinale delle api
Il nucleo del microbiota è composto da pochi gruppi di batteri: Bifidobacterium, Bombilactobacillus, Lactobacillus, Gilliamella apicola e Snodgrassella alvi. Si trovano in tutte le api adulte sane. Altri, come Bartonella, Apibacter e Frischella, possono esserci oppure no.
Come arrivano nell’intestino? In gran parte con la vita sociale dell’alveare. Passano da un’ape all’altra con lo scambio di cibo, la trofallassi. In un certo senso è un patrimonio che la colonia si condivide.
Ogni gruppo ha la sua zona. Più scuro è il verde, più batteri ci sono:
| Borsa melaria e intestino medio. Pochissimi batteri, nessuna popolazione stabile. | |
| Ileo. Circa 108 cellule batteriche, soprattutto Snodgrassella, Gilliamella e Frischella. | |
| Retto. La carica più alta, dell’ordine di 109 cellule, soprattutto Lactobacillus e Bifidobacterium. |
Ordini di grandezza riportati da Raymann e Moran (2018).
Cosa fa il microbiota intestinale delle api
Secondo la letteratura, le funzioni principali sono quattro:
- Digestione. L’ape digerisce poco alcuni zuccheri complessi, i polisaccaridi. Alcuni ceppi batterici (Gilliamella, Bifidobacterium, Bombilactobacillus, Lactobacillus) li scompongono in zuccheri semplici, nell’ileo e nel retto.
- Difese immunitarie. Influenzano i geni legati all’immunità, compresi quelli dei peptidi antimicrobici e della vitellogenina, la proteina di riserva che conta anche per la longevità.
- Vitamine e detossificazione. Alcune vitamine utili all’ape sono prodotte dai batteri intestinali, e la capacità di metabolizzare sostanze complesse ha ricadute anche sui meccanismi di detossificazione.
- Protezione. Contribuiscono a difendere l’ape da batteri opportunisti, funghi e virus.
Una curiosità: la perga
Il lavoro dei batteri si vede anche fuori dall’intestino. La perga, il «pane delle api», nasce dalla fermentazione del polline, a cui partecipano ceppi batterici del microbiota dell’ape. Quella fermentazione acidifica il polline e lo conserva per mesi. Secondo alcuni studi il microbiota è legato perfino all’olfatto e alla divisione dei compiti tra le api, attraverso l’espressione di geni del sistema olfattivo e del polietismo.
Cosa succede con lo stress nutrizionale
Il microbiota intestinale delle api non è fisso. Tra i fattori che lo alterano ci sono antibiotici, sostanze chimiche, stagione e clima, età e origine dell’ape, e la dieta. Quando le api vanno in stress nutrizionale il microbiota si altera, l’ape diventa più suscettibile ai patogeni e la mortalità sale.
In laboratorio: polline di eucalipto contro polline polifloreale
Nello studio di Castelli e colleghi (2020), in condizioni di laboratorio, il polline di Eucalyptus grandis è stato usato come dieta di scarsa qualità e confrontato con il polline polifloreale. Le api nutrite con eucalipto hanno mostrato un microbiota alterato, una minore espressione del gene della vitellogenina e di geni legati all’immunità (glucosio ossidasi, imenoptaecina e lisozima), e una maggiore moltiplicazione di Nosema ceranae.
In campo: 62 colonie in una piantagione di eucalipto
Un gruppo di ricerca in parte coincidente (Branchiccela e colleghi, 2019) ha seguito 62 colonie piazzate in una piantagione di Eucalyptus grandis. Nel breve periodo le colonie che avevano a disposizione soprattutto polline di eucalipto hanno mostrato più infezione da Nosema e meno covata e meno api adulte rispetto a quelle integrate. Nel lungo periodo la popolazione non si è ripresa in primavera, a differenza delle colonie integrate.
Il polline di eucalipto ha poca proteina grezza, pochi lipidi e manca di isoleucina, un amminoacido essenziale. Ma il punto non riguarda solo l’eucalipto: lo stress nutrizionale è legato alle monocolture, che riducono quantità e varietà del polline, e condizioni simili possono ripetersi con siccità e fioriture mancate.
Il messaggio utile per l’apiario. Un polline povero o poco vario non toglie soltanto proteine. Indebolisce le difese e favorisce i patogeni.
Una precisazione onesta: lo studio di laboratorio non dice quanto pesi il microbiota intestinale delle api dentro un alveare vero, e la prova in campo guardava soprattutto popolazione e patogeni. Insieme però indicano la stessa direzione.
I probiotici per le api: promessa o realtà
I ricercatori stanno provando a usare batteri benefici come probiotici. Diversi studi hanno somministrato ceppi come Bacillus, Parasaccharibacter apium e Pediococcus acidilactici, da soli o in combinazione, osservando meno spore di Nosema e api più longeve. Sono oggetto di studio anche i Lactobacillus isolati dall’intestino dell’ape e i metaboliti che producono, chiamati postbiotici.
La guida di riferimento precisa però che servono ancora ricerche e dati. Per ora è una strada promettente, non un’indicazione da applicare in apiario.
Cosa fare in pratica: nutrire con criterio
La stagione apistica comincia in autunno, con la preparazione all’invernamento: c’è un rapporto diretto tra le riserve di fine estate e la sopravvivenza invernale. Alcune regole di buon senso, tratte dalla guida:
- Prevenire conviene. Le carenze di oggi hanno effetti a lungo termine.
- Integra carenze specifiche. Non si «nutre l’alveare» a tappeto: prima bisogna capire cosa manca, se energia, proteine, vitamine o amminoacidi.
- Metti l’integratore vicino al glomere, meglio se sopra. Così sfrutta il calore e l’umidità dell’alveare.
- Alimenta ben prima del raccolto del miele. È il modo per non contaminare il miele con gli zuccheri.
- Attenzione alle particelle. Quelle non sciolte non dovrebbero superare i 200 µm, perché l’ape può ingerire solo liquidi.
- Tieni traccia. Qualità delle materie prime, igiene, registro degli interventi e un campione del prodotto usato fanno parte delle buone pratiche.
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Domande frequenti
Dove si trova il microbiota nell’ape?
Soprattutto nell’ileo e nel retto. La carica più alta è nel retto, dove dominano Lactobacillus e Bifidobacterium. Nella borsa melaria e nell’intestino medio i batteri sono pochissimi.
Lo stress nutrizionale cambia il microbiota intestinale delle api?
Sì, secondo la ricerca. In laboratorio, api nutrite con polline di scarsa qualità hanno mostrato un microbiota alterato, meno attività dei geni immunitari e più Nosema ceranae. Resta da capire quanto questo pesi nelle condizioni reali dell’alveare.
I probiotici per api funzionano contro la Nosema?
In diversi studi alcuni ceppi hanno ridotto le spore di Nosema e aumentato la longevità delle api, ma servono ancora ricerche e dati prima di poterli proporre come soluzione.
Il candito basta per nutrire le api?
No. Il candito fornisce soprattutto energia sotto forma di zucchero. Proteine, grassi e altri nutrienti arrivano dal polline: quando manca o è poco vario, serve un integratore pensato per quel bisogno.
Fonti
- Castelli L. et al. (2020), Impact of Nutritional Stress on Honeybee Gut Microbiota, Immunity, and Nosema ceranae Infection, Microbial Ecology 80(4):908-919. doi.org/10.1007/s00248-020-01538-1
- Branchiccela B. et al. (2019), Impact of nutritional stress on the honeybee colony health, Scientific Reports 9:10156. doi.org/10.1038/s41598-019-46453-9
- Motta E.V.S., Moran N.A. (2024), The honeybee microbiota and its impact on health and disease, Nature Reviews Microbiology (citato nella guida Véto-pharma). doi.org/10.1038/s41579-023-00990-3
- Raymann K., Moran N.A. (2018), The role of the gut microbiome in health and disease of adult honey bee workers, Current Opinion in Insect Science 26:97-104 (citato nella guida Véto-pharma).
- Véto-pharma con Pajuelo Consultores, Nutrition Guide for Honey Bees. È una guida divulgativa pubblicata da un’azienda che vende prodotti per l’apicoltura: per i dati scientifici abbiamo citato gli studi originali dove li abbiamo consultati.
- Scheda tecnica Zukan Apipasta Proteine e Vitamine (rev. 0.05, 2016) per la composizione del candito.
A cura di Con Le Api Distribuzione, da apicoltori ad apicoltori.
