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Varroa dopo il trattamento estivo: come capire se ha funzionato davvero

Published By on 26 Agosto 2026 Categories: Blog Varroa

Hai tolto le strisce o finito il ciclo di trattamento e adesso guardi il fondo dell’arnia. In alcune famiglie continuano a cadere acari, in altre non ne vedi quasi nessuno. In entrambi i casi la domanda è la stessa: ha funzionato o no?

La risposta breve è che il fondo dell’arnia, da solo, non basta a dirtelo. Per sapere se la pressione della Varroa è realmente scesa serve un controllo fatto dopo il trattamento, sulle api adulte. Ed è proprio adesso, tra fine agosto e settembre, che quel controllo conta di più: le api che nascono in queste settimane sono quelle che porteranno la famiglia attraverso l’inverno.

In breve

  • Vedere acari cadere durante il trattamento non dice se ha funzionato: conta cosa resta dopo.
  • Per stimare l’infestazione residua servono le api adulte: il lavaggio in alcol è oggi il metodo più affidabile.
  • Un valore alto dopo il trattamento non significa automaticamente resistenza: può essere reinfestazione.
  • Non esistono soglie fisse valide ovunque: la decisione spetta all’apicoltore, sulla base del proprio apiario.

Non confondere queste 4 cose

La chiave per capire se il trattamento ha funzionato

🍯

Caduta

Acari sul fondo. Utile, ma non misura l’infestazione.

🔍

Infestazione

Si misura sulle api adulte, con lavaggio in alcol.

⚖️

Efficacia

Confronto prima/dopo. In apiario è solo una stima.

↩️

Reinfestazione

Acari da fuori, via saccheggio e deriva.

Perché la caduta di Varroa non basta da sola

Sono quattro cose diverse, e conviene tenerle separate: la caduta sul fondo, l’infestazione misurata sulle api, l’efficacia del trattamento e la reinfestazione che arriva da fuori. Confonderle è il modo più rapido per prendere una decisione sbagliata.

Quando trattiamo, la caduta aumenta. È un’informazione utile — qualcosa sta succedendo — ma non è la misura dell’infestazione residua. Quanti acari cadono dipende anche da quanta covata sta sfarfallando e da quanto è popolosa la famiglia. Una review sulla gestione integrata pubblicata sul Journal of Insect Science osserva proprio questo e conclude che, se non si conosce la popolazione della colonia, le decisioni andrebbero prese sul tasso di infestazione — acari per 100 api — più che sulla caduta (Jack & Ellis, 2021).

Le Linee guida ministeriali 2026, redatte dal Centro di referenza nazionale per l’apicoltura dell’IZSVe, lo dicono in modo diretto: in primavera-estate, con la covata presente, la caduta naturale non è affidabile come stima del livello di infestazione, mentre diventa una tecnica più valida nel periodo autunnale.

C’è poi un limite più profondo. Negli studi scientifici l’efficacia di un trattamento si calcola rapportando gli acari caduti durante il trattamento in esame al totale che si ottiene sommandovi quelli caduti con un successivo trattamento di riferimento, che serve a stimare la popolazione rimasta (metodo standard COLOSS BEEBOOK, Dietemann et al. 2013, DOI 10.3896/IBRA.1.52.1.09). In apiario quel secondo passaggio non si fa. Quindi quello che osserviamo è una caduta, non un’efficacia.

Come controllare l’infestazione dopo il trattamento

Le linee guida 2026 indicano due metodi principali sulle api adulte, entrambi su un campione di circa 100 mL di api — all’incirca 300 individui — prelevate dai favi di covata, facendo attenzione a non includere la regina.

  • Lavaggio in alcol (o acqua saponata): le api vanno in un contenitore a doppia rete, si agita vigorosamente per circa 60 secondi e si contano gli acari sul fondo.
  • Zucchero a velo: 1-2 cucchiai sulle api, coperchio con rete da 2 mm, riposo di circa un minuto, poi si capovolge e si scuote energicamente per un minuto su un piatto bianco.

Il conto è lo stesso per entrambi: acari trovati diviso api del campione, moltiplicato per 100.

Fra i due, i dati più recenti indicano l’alcol come il più affidabile. Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Apicultural Research ha misurato quanto lo zucchero a velo riesca effettivamente a staccare gli acari: la resa è variabile, tra il 67% e il 100% a seconda delle condizioni. Lo stesso lavoro ha smontato un’idea diffusa, cioè che le api campionate se la cavino senza conseguenze: a cinque giorni ne è stato ritrovato il 44%, contro il 76% del gruppo di controllo (Bruckner et al., 2025). Gli autori raccomandano di adottare il lavaggio in alcol come metodo principale.

Punto chiave: non controllare un alveare solo. Le linee guida suggeriscono di calcolare l’infestazione media di almeno 3 alveari, o del 5% di quelli presenti, scelti a caso e non adiacenti fra loro.

Confrontare prima e dopo

Il confronto ha senso solo se le due misure sono fatte con lo stesso metodo e sullo stesso tipo di campione. Un calo netto è un buon segno, ma ci sono due trappole.

La prima: un calo percentuale importante non garantisce che il residuo sia basso in valore assoluto. Partendo da livelli molto alti, anche una forte riduzione può lasciare un numero di acari ancora rilevante proprio mentre nascono le api invernali.

La seconda: un valore che resta alto non dimostra resistenza. Prima di mettere in discussione il principio attivo vanno considerate le condizioni in cui si è trattato — temperatura, presenza di covata, modalità e durata d’uso — e la possibilità che gli acari siano rientrati da fuori. Sul peso della covata, una review europea ricorda che l’acido ossalico supera il 90% di efficacia in colonie senza covata ma scende sotto il 60% quando la covata è presente (Bubnič et al., 2021); non a caso in Italia i prodotti a base di acido ossalico sono autorizzati proprio in assenza o forte riduzione di covata. Non è resistenza: è biologia dell’acaro.

Quando può esserci reinfestazione

È la spiegazione più sottovalutata di un trattamento che “sembra non aver funzionato”.

Uno studio tedesco ha tenuto alcune colonie praticamente prive di acari con un trattamento continuo, contando quanti ne rientravano dall’esterno tra fine luglio e novembre. In un apiario circondato da molte altre colonie, l’invasione media per famiglia è stata tra 266 e 1.171 acari nell’arco di tre mesi e mezzo; in una zona a bassa densità di alveari, tra 72 e 248 (Frey & Rosenkranz, 2014). Sono numeri riferiti a due apiari e a una sola stagione, non una regola valida ovunque: dicono però che l’ordine di grandezza del fenomeno può essere tutt’altro che trascurabile.

Il canale principale, in un lavoro condotto negli Stati Uniti, non è risultato tanto la deriva delle api infestate quanto il saccheggio: sono le api sane che vanno a saccheggiare una colonia in collasso e tornano a casa con gli acari addosso (Peck & Seeley, 2019). Le linee guida 2026 raccomandano infatti di trattare contemporaneamente tutte le colonie dell’apiario e di evitare, per quanto possibile, la convivenza sullo stesso territorio di famiglie trattate e non ancora trattate.

Cosa significa nella pratica

Se il controllo dopo il trattamento mostra un’infestazione residua che ti preoccupa, il messaggio delle linee guida è di non aspettare: una volta accertato un livello di infestazione importante a fine agosto-inizio settembre, quando i trattamenti sono già stati eseguiti, è opportuno intervenire per ridurlo.

Sul “quanto è troppo”, però, va detta una cosa onesta. Le linee guida italiane 2026 non fissano una soglia numerica nazionale: ricordano che le soglie variano in funzione della stagione, del metodo di monitoraggio e delle condizioni locali, e che è responsabilità dell’apicoltore intervenire quando ritiene che il livello possa compromettere la salute dell’alveare. Va inoltre considerato che i valori di riferimento in circolazione non hanno tutti lo stesso fondamento: gli autori della review europea citata sopra osservano che, mancando dati solidi sul rapporto fra infestazione in un dato momento dell’anno e sopravvivenza della colonia, alcune soglie usate nei sistemi di allerta sono state definite da esperti più sull’esperienza che su evidenza sperimentale. Vale quindi la pena verificare cosa indicano le linee guida della propria regione e confrontarsi con il servizio veterinario o l’associazione di riferimento.

In conclusione

“Il trattamento si giudica dopo, non durante.”

Non conta quanti acari sono caduti mentre trattavi, conta quanti ne sono rimasti quando hai finito.

Il cassetto diagnostico resta utile, e in autunno lo diventa ancora di più. Ma per decidere se serve un altro intervento prima dell’invernamento, il dato che ti manca è quello sulle api adulte — e in questo periodo dell’anno è quello che vale la pena andare a prendere.

Avvertenza. Questo articolo ha finalità esclusivamente divulgative. I risultati degli studi descritti non modificano le condizioni autorizzate di utilizzo dei medicinali veterinari. Per indicazioni, dosaggio, modalità di somministrazione, durata, controindicazioni e avvertenze fare sempre riferimento al RCP e al foglietto illustrativo vigente del prodotto.

Fonti e approfondimenti

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